LA DISTENSIONE DEL VERSO

Dall’inizio del 2014 ho creato un nuovo blog dal titolo “La distensione del verso”, in cui posterò principalmente versi inediti e recensioni a libri di poesia. Il titolo nasce dalla constatazione di come l’evoluzione del verso nel presente è puntata verso il “parlato”. Il verso si allunga, si distende, supera la misura delle undici sillabe tradizionalmente limite del suo orizzonte e si avvicina sempre di più al linguaggio parlato. Con quali conseguenze e con quali risultati? Non lo so.
Questo il link al nuovo blog:

http://ladistensionedelverso.wordpress.com/

“La distensione del verso” vuole essere un punto costante di osservazione del linguaggio poetico nel presente, aperto a tutti i contributi.

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PUO’ DARSI SIA SOLTANTO UN ALTRO MODO

Può darsi sia soltanto un altro modo,
per reggere da solo e stanco
l’urto violento della vita, io,
come i monaci chiusi nel distacco
delle loro celle certe nella coercizione
ma senza l’obbligo dell’atto volontario
senza scegliere con intenzione
la scelta loro di esclusiva,
da escluso intanto in reclusione
contro il mio stesso desiderio
ma libero infine dal suo imperio,
rinato con la nascita di dio.


Paolo Ruffilli

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NOTIZIE_CONCORSO DI POESIA "KATIA ZATTONI"


Dall’ 26/11/2013 al 20/01/2014

Grazie al Davide e Guido Insieme Fibrosi Cistica Trust Onlus, gli Equ, i Punto e Virgola, Fara Editore, il Corriere Romagna e il sempre presente Comune di Forlì

FINALMENTE PARTE:

il I° Concorso di Poesia “Katia Zattoni – Come farfalle diventeremo immensità”.

Un concorso dedicato ad una cara amica prematuramente scomparsa l’8 Ottobre 2013.

Abbiamo deciso di istituire questo concorso perché Katia amava la poesia, scriveva poesia, ma soprattutto ha fatto si che la poesia entrasse in ogni progetto che portava avanti. I progetti infatti che come Assessore portava avanti erano sempre circondati da quell’essenza di creazione nel trasmettere concetti, stati d’animo, realtà che spesso non vogliamo vedere. Proprio come la Poesia dovrebbe fare. A noi piacerebbe che ognuno dei partecipanti al bando potesse in qualche modo ricevere la grande energia positiva che Katia riusciva a trasmettere, nonché il suo coraggio nell’affrontare un destino che conosceva ma a cui non ha ceduto il proprio spazio. La sua è stata una vita all’insegna della politica e del rispetto civile dell’uomo. Ha unito passione, gentilezza, disponibilità verso il prossimo senza mai negare un sorriso a chi ne aveva necessità. La nostra intenzione è quella di riproporre il Concorso annualmente facendo si che il suo ricordo resti acceso, ma soprattutto che possa essere sempre un arrivederci e mai un addio.

Trovate il bando del Concorso e le liberatorie a questo indirizzo:

 
 
 

 
 
P.S. Grazie a Guido Passini, al COMUNE DI FORLI’, a tutti gli organizzatori e agli SPONSOR, per la realizzazione di questo evento in ricordo di KATIA.

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LA PRESENZA DI ERATO

E’ nato da poco un nuovo interessante blog letterario curato da Giorgio Linguaglossa, Paolo Ruffilli , Marco Onofrio, Luciano Nota e Maria Grazia Trevigno .
Un ringraziamento ai curatori di eccezione, e un invito a tutti ad approfittare di questo utile strumento di dialogo per una crescita umana e culturale.

http://lapresenzadierato.com/

“La presenza di Erato vuole essere la palestra della nuova poesia e della critica della poesia operata sul campo, un libero e democratico agone delle idee, il luogo del confronto dei gusti e delle posizioni senza alcuna preclusione verso nessuna petizione di poetica e di poesia.”

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SANDRA

   2 ottobre 2013     foto di Daniele Ferroni

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OMAGGIO A MARIO LUZI

 

La Biblioteca Mario Luzi di Firenze

Quartiere 2

 

è lieta di invitare la S.V.

Giovedì, 24 ottobre 2013, ore 17

 

Omaggio a

Mario Luzi

per la ricorrenza della sua nascita: 20 ottobre 1914

a cura di

Caterina Trombetti

 

Testimonianze di:

Sandra Evangelisti, Piero Maffezzoli, Anna Mitrano,

Ernesto Piccolo, Caterina Trombetti

 

Letture di:

Carolina Gentili

 

Interventi musicali a cura della

Accademia Musicale di Firenze

Trio Landini

Riccardo Senesi, Filippo Scarafia, violini

Roberto Seidita, violoncello

 

Firenze, Biblioteca Luzi, Via Ugo Schiff, 8      tel. 055 669229

 

 

 
 

 

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MESTIERE DI SCRIVERE


 

Sono croste  intrugli di sillabe

lusingate dal nepotismo

Siamo Italia.

Editori lottizzati per territori

amici ricchi che pagano

per avere nome di poeta.

Chi sono io per dirlo?

Una che non ha nome e vede.

Ascolta e legge.

Fino a quando gli artisti saranno al cappio dei potenti?

E’ vergogna la nostra storia.

Almeno un tempo il ricco non aveva

la sfacciataggine di volere essere Dio.

Adesso sì: compera ciò che non è.

E non sarà mai.


II

 

Così  i magazzini si riempiono di carte inutili

fra cui potrebbe abitare un tesoro.

Giustamente e naturalmente

la gente storce il naso

e oltrepassa il reparto “poesia” nelle librerie,

(dove è rimasto).

Solo  adepti leggono, e nemmeno comperano,

più spesso ricevono in regalo.

E allora scambiamo  fra noi questa

ammucchiata di frattaglie.

Che bisogno c’è di sprecare  soldi?

Che senso ha imbrodarsi fra pochi,

e per censo e territori,

e congreghe di massoni e delinquenti?

Questa non è letteratura,

ma una fila sgangherata

dove l’editore fa il vestito.

(E poveretto se non è ricco)


Quante cianfrusaglie

deve raccattare

per fare un libro leggibile?

(Spero almeno che lo paghino bene, ma non è certo.

Solo i più fortunati)

 


III

 

Ho crisi di fegato e  bile.

Mi curo con  Fiori di Bach e  Genziana, erbe.

Bevo succo di vino per dimenticare, e vorrei

farmi una canna ogni tanto.

Gli inibitori della re – captazione della serotonina

non bastano , e anche le benzodiazepine fanno difetto,

ormai per eccesso d’uso

SCRIVERE

 

Finora ho scritto con il cuore e la mente,

ma voglio iniziare a scrivere di pancia.

Dicono che quando le dico di pancia,

sono chiara , tagliente.

Userò la spada per difendermi,

e una pietra della fortuna

per aggredire gli invasori.

Professori e Letterati cercano un guanto

con cui travasare virtù nelle sillabe.

Instillano sangue nelle vene dei morti.

In realtà, sapete, la Parola viene e  va dispettosa.

Sboccia dove meno ci si aspetta.

Non segue regole, retorica e stilemi.

Cercatela, vi dico, là dove è per natura.

I LETTERATI

Discutono,

i poeti letterati,

del più e del meno

e dell’andare a capo.

Dell’uso di parole e metrica

e della novità del linguaggio.

Aboliti sogno e redenzione

la renovatio sta nel dipingere la vita

così come è.

Naturalmente brutta e malata.

E tu, hai mai parlato di guerra,

politica e dolore?

Basta con i sentimentalismi,

l’amore e l’amicizia.

Ma, per favore, smettila!

Se fossero le giovanili………

ma adesso no, non è possibile
 

E poi non sei una letterata.

Lavori in tribunale.

Ma ti rendi conto, una che lavora in tribunale,

che non ha mai preso l’areo,

che non sa l’inglese e che non porta i tacchi a spillo?

Ma tu sei matta?

Non proprio, nevrotica.

Ma la nevrosi, dicono, impedisce di vedere bene la realtà.

Freud ha studiato analizzando gli scrittori.

Dino Campana, Paul Celan, Ezra Pound, 

e chissà quanti altri artisti(non li vogliamo nominare tutti)

abbiamo esempi  più recenti in Alda Merini e Maria Marchesi

(le donne in realtà superano i maschi anche in questo,

la maggioranza dei poeti donna sono morti suicidi)

ecco gli artisti sono nevrotici, di solito.


Sembra che la nevrosi aiuti l’arte.

E allora?

Non so.

Non voglio essere complicata.

La semplicità è la massima espressione nell’ arte.

Sto ragionando.

Sì, sto pensando.

Non piaccio ai critici.

Dico delle “ovvietà”.

Voglio restare me stessa.

Semplice.

La realtà è tale solo in quanto pensata dal soggetto,

dice un mio maestro.

Lo credo anch’ io.

Senza un soggetto pensante, la realtà non ha nome

e se non è nominata non c’è.

La poesia esiste nel cuore dei poeti:

esisterà finchè ci sarà un poeta

(anche uno solo basta).

 

MANI

 

Solo con le mani sporche di sangue

si può scrivere.

La parola è dono,

l’intelligenza è curiosità.

Pensare la parola e i versi

svegliarsi con la penna in mano

per scrivere due righe o tre

è uno stato di grazia

I poeti si riconoscono tra loro per magia.

I letterati rincorrono con la ragione

quello che è pura espressione

del cuore.


         Sandra Evangelisti (inediti)

 

 

  

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HANNO DETTO DI ME………..

“Cara Sandra,

i tuoi versi mi hanno colpito per la loro limpidezza di stile e di cuore.

Ti sia dato un lieve e fecondo 1996”

Mario Luzi, autografo, dicembre 1995

 

“Ogni sua parola quindi, diventa segno tangibile della sua personalità, diventa la recita quotidiana dei drammi e delle commedie che tutti, sul proprio personale palcoscenico, sono costretti a recitare, anche quando la recita può arrecare sofferenza, specialmente se, come l’autrice de L’ora di mezzo, ci si addentra sempre di più nelle intime profondità dell’anima, dove ella ricerca le tante verità nascoste, per poter vedere il mondo da un punto di vista più ampio.Proprio come accade quando si guarda un quadro, che deve essere visto dalla giusta distanza, rispetto alle sue dimensioni. E la poesia di Sandra, è composta da tanti quadretti di vita che vanno esaminati con una particolare predisposizione, perché solo scrutandoli con occhi interessati o meglio, leggendo ogni singolo verso con personale partecipazione, si potrà scoprire la profonda sensibilità di un’anima gentile.”

Flavia Lepre   (literary n.3/2009)

 

  Ogni stimolo esterno si fa sentimento e quel sentimento “ditta dentro” la poesia che, con accesa emotività, intreccia l’amore ai problemi esistenziali proiettando tutto nel mondo esterno, dove però i sentimenti si fanno intimi e sacri come in un santuario privato. Si stabilisce ogni volta una relazione tra la complessità dello stato sentimentale interiore e la costruzione del testo secondo un ricco impiego di mezzi stilistici. A dominare è l’immaginazione piena di colori, di metafore e di simboli, di armonie. Con uno stile personalissimo e un linguaggio vivido di grande libertà espressiva e metrica, Sandra Evangelisti tiene sotto controllo le diverse intonazioni del suo canto di passione, di tenerezza e di sincerità, priva di inibizioni e di intellettualismo, nutrita di esperienza più che di saggezza come deve essere  appunto nell’amore.”

Paolo Ruffilli, Prefazione a  Intanto tutto procede, febbraio 2010

 

 “ Il sapore del vento” è l’efficace sinestesia con cui  Sandra Evangelisti apre la sua silloge  che permea di sé l’ intero testo  nel quale  “ la cognizione del dolore” trova  una costante fisicità della parola e del canto che l’accompagna s-tornando in alto il pericoloso inabissarsi del verbo poetico. “/ ed ecco allora/ ogni parola/ è divenuta/ fiore/”, “ ritornerò / fra le pareti/ del cuore / per sentire/ risuonare / una voce./” Il vento suona, armonizza, ha il gusto dei ricordi, della memoria , riporta “fra le pareti del cuore” occhi amati, luoghi di giovinezza che  consolano la solitudine e proprio quando essa dichiara la sua impossibilità di volare, alto e forte si alza il verso dell’autrice “E’ l’infinita vacuità/ del nulla/ che ti chiedo/ di aiutarmi/ a vivere/. Il nulla apre a dilatazioni temporali e spaziali che vanno dal mare al chiuso delle pareti, come se niente e nessun cambiamento possa  strappare un sorriso e connotare   un dolore costante che si sveglia all’alba “ Ciò che fa dire: misericordia-/ allontana/ questo giorno -/ oppure:/ ecco sia fatta/ la Tua volontà/ – non riesco” a cercare briciole che  indichino una cornice per l’agito, il suo senso, la bellezza del creato , l’incanto di un abbraccio, forse esistito nella  frequentazione dell’assenza. E l’assenza si misura  nella silloge dell’autrice come dicotomia tra il reale il sognato , nelle parole odorose della voce del vento “ non c’è amore che non trascenda il finito”.

Patrizia Garofalo, Recensione a Diario minimo, aprile 2011

 

“La poetica di Sandra Evangelisti è contraddistinta da un climax emotivo di coinvolgente impatto, accompagnato da un tessuto metrico e stilistico che ricorda un lirismo ermetico contraddistinto da un notevole spessore espressivo. I testi dell’autrice spaziano dal raccontare episodi di un viaggio interiore assolutamente intimo e privato, alle profondità riflessive di un costante riferimento ad un tempo eterno e ad una dimensione assoluta che tutto accoglie, interlocutrice privilegiata dello sgomento di chi scrive.”

Ginevra Grisi  (literary n.1/2012)

“Amare è celebrare la vita, abbracciarla stretta, finalmente impastarla con le mani trovando mille forme diverse per viverla ogni giorno con ingenuo stupore. Si raggiunge così l’oblio di tutto, soprattutto del tempo, che rimane sospeso accanto all’oggetto del nostro amore in una ripetizione ossessiva del sogno dell’oggi. Percorriamo le pagine di questa ultima raccolta di Sandra Evangelisti e troviamo l’eco dell’amore che attraversa immutabile i secoli: concede la vita “…per sorpresa | e per incanto | sei venuto | incontro | a questa vita…” e sancisce la morte “Ed è nell’agonia | che mi hai lasciato | avvinta | dalla tua presenza | sopraffatta…”.

Solo attraverso l’amore e il desiderio, il corpo e l’anima trovano il coraggio di cantare la loro melodia alla ricerca della perfezione che solo la dissonanza/assonanza può dare. Il contrappunto del cuore suona ostinato tra le righe, dove i corpi si cercano insaziabili e le anime si interrogano sulla loro capacità di reggere il piacere e il dolore che la passione scuote con tanta intensità.

La citazione iniziale, tratta da “La gioia e il lutto” del poeta Paolo Ruffilli, accompagna l’opera della poetessa, inserendosi tra i versi, quasi come un lungo sguardo di intesa, una complicità poetica. Le pagine, infatti, sono percorse da “… la traccia luminosa | la scia che lascia | dietro di sé | quello che è stato | amato e conosciuto…”, ma soprattutto intensamente vissuto, perché, come fa eco l’Evangelisti, “…il rimpianto | non colma | l’assenza | della vita | non vissuta”.”

Patrizia Riscica  (literary n. 7/2012)

 

“Ho avuto il piacere di conoscere e pubblicare sul mio blog le poesie di Sandra Evangelisti. Poesie nuove per azzardi verbali e sconfinamenti esistenziali. Guardano il cielo con gli occhi di un mortale.”

Nazario Pardini, luglio 2012

 

“Cara Evangelisti,
            ricevo nel mio paese dove trascorro l’estate, la Sua raccolta di versi, ed è un prezioso accompagnamento alla luce, al vento, al molto verde di questa collina. La Sua poesia d’amore e di vita è acuta e arguta, giocosa e appassionata, ironica e fantasiosa. Il discorso è essenziale e, al tempo stesso , incisivo, netto, saporoso.”
               9 luglio 2012                 Giorgio Barberi Squarotti   (autografo)
 
“Cara Sandra,

sono finalmente riuscito a leggere, seppure velocemente, i tuoi quattro libri e vi ho trovato una voce viva e calda che riesce ad affrontare i temi più variegati con una freschezza che coinvolge e illumina il percorso umano.

Hai la capacità di saper raccontare disinvoltamente e di entrare in profondità nell’animo del lettore e lo fai senza sotterfugi, con il candore della poesia e con l’incanto di chi “scopre” ogni attimo la sostanza dell’amore, della vita, del mistero.

Ormai la gran parte dei poeti odierni arzigogola e imbratta le pagine di ghirigori astrusi, tu invece hai il coraggio di dire pane al pane e vino al vino e perciò leggerti è come entrare in un universo che fibrilla e porta in onde di carezzevole musica, una musica tutta tua che penetra e scardina e ferma il tempo in immagini indimenticabili.

Ti faccio i miei complimenti e capisco ancora di più perché Mario aveva una grande considerazione di te.”

Dante Maffia , dicembre 2012

 

“Nella poesia di Sandra Evangelisti il punto è stilistico ed esistenziale insieme: lo stile tende a depositarsi in una scrittura chiara e cristallina; c’è sempre un «io» quale pietra di paragone del mondo, anzi, l’«io» è l’unico sistema di riferimento certo in una cornice di riferimenti referenziali incerto ed aleatorio. Ci sono dei momenti di grande efficacia espressiva («Come un cristo esangue.// Una lama nel fianco./ L’altra spezza le tibie.// Almeno/ servisse/ a qualcosa», “L’ora di mezzo“, 2008); c’è sempre l’affermazione e la sua implicita negazione. Dicevo, appunto, che il ruolo preponderante è svolto dall’io esistenziale: la storia dell’io è la storia dei suoi affetti e delle sue emozioni. È una poesia che non delega, non lascia che sia il non-detto e il non-vissuto ad esprimersi: l’affermazione diventa subito negazione. Giustamente Paolo Ruffilli in una nota di copertina parla di «santuario privato»: qui il privato diventa quasi sacro, deve essere nominato con circospezione. È un universo chiuso ma non elitario o olistico né snobistico, ciò che l’«io» sentenzia è solo una legge privata, vale solo per se stesso, e ciò lo si può verificare anzitutto per via «negativa», in un modo un po’ perverso, considerando come talvolta la scusa della finzione, quella che potremmo chiamare «licenza poetica», venga adoperata dalla Evangelisti per attenuare le conseguenze delle proprie affermazioni. In termini freudiani, si tratta di una «denegazione»: si asserisce che i fatti narrati sono immaginari, che i giudizi espressi sono letterari, per evitare censure di vario tipo. Questa modalità è particolarmente interessante perché è la prova più forte  –  appunto per via indiretta, di denegazione  –  di quanto l’immaginazione sia intrisa di realtà.”

Giorgio Linguaglossa, agosto 2013
 

 Magnifica! Che scoperta vivida, fresca e saporita la tua poesia! Sono briciole del pane degli Angeli che dovrebbero beccare tutti gli ucceli del bosco per riscattare l’anima fungosa degli uomini. In questi pochi versi, ma pregni di una umanità senza confini, sei riuscita a radunare il cuore di tutte le donne, le ragazze, le bambine, le madri, le sorelle, le generazioni mute, ormai senza voce dei trapassati, abbandonati sotto intrugli di macerie. Cercherò i tuoi libri in libreria. Mi sentirò libera!

Marcella Maria Volpe , settembre 2013

 

 

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IL MIO UOMO

 

IL MIO UOMO

 

E’ il mio uomo:

la follia

e il dettaglio.

La pazzia,

l’unico abbaglio.

Stele impazzita,

ansia di giugno.

La rosa esplosa

senza una posa.

                    Sandra Evangelisti (inedito)

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DONNA

A tutte le donne
 
e a tutti i figli
 
del mondo

DONNA

 

Sono volto insanguinato

sulla porta del mio tempo,

ventre esangue e sterile,

cimice d’asfalto,

tenebra di neve

e ghiaccio,

rivolo di sangue

che non cola

Ho sulle spalle

il dolore di ogni tempo

e di ogni terra

insieme.

Pesante e informe.

Dente di cane

incolto
Sono la tempra e il tempo

di ogni cosa e di ogni mondo

l’assalto e la tua corda,

sospesa affissa al cappio.

Ti amo e ti detesto

ti abiuro e ti rigetto,

e ti sospendo e  prendo.

Sono lama d’argento e inguine

di miele e latte,

sapore di delizia

e acre spugna

d’aceto.

Inferno e paradiso

nel tuo grembo.

L’altra metà del tempo.

Abito in te.

Perché mi temi

se da me sei fatto?

Il fiume senza origine

né tempo che scorre

e ti trasporta.

Sono.

E la ferita senza nome

mai cucita

mai riempita,

né divisa.

Il mondo,

la sua origine.

La vita,

ed il Principio.

Ero al principio.

L’Origine

e la Fine.

L’Offesa e la Vendetta senza nome.

Grida il mio sangue.

Spezzato e sparso

sulla terra

e in ogni dove.
Avrà il suo nome?

L’origine ferita grida in me,

l’onta e la resa di ogni cosa.

Colpisci e affonda il nervo,

senza ragione e nome

e morirai con me e di me.
Io sono il guscio e il nome di ogni vita

e di ogni forza che qui muove

dal mio ventre,

da allora e sempre

nelle ere

e  per gli eoni

Che ne sarà di me?

Ferita, offesa

percossa e più tradita

e calpestata

derisa ed umiliata

dal mio stesso sangue,

grido vendetta.

Che posso dare ancora?

Offesa e mutilata

 e disprezzata

nella mia natura,

e per me stessa odiata

senza  colpa

che non sia il mio sesso:

il ventre, le ossa

la pelle,

segmenti della luce

che mi porta e affanna

per portarti.

 

Figlio,

che cosa vuoi da me?

Non vedi. Sono morta ormai.

Coperta dal mio stesso sangue,

e per amore

della vita stessa uccisa.

Ferita,

crocifissa

al muro,

appesa al fioco

lume della tua ragione.
Figlio, che cosa ne farai

di me?

Che cosa sarà poi

della tua vita

se mi uccidi?

Donna,

madre ed amante,

parte di te stesso

che rifiuti

e offendi nel nome

della razionalità

di un’esistenza

che solo in sé trova ragione

e per se stessa vive e muore.

Trenta denari

appesi

alla corda del tempo:

il prezzo del mio corpo.

E qui ne fanno

scempio.
 
 
               Sandra Evangelisti (inedito)

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